Revenge porn, foto e video dell’ex online per vendetta

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Moda diffusa tra i giovani. Che pubblicano sul web gli scatti intimi degli amori finiti male. Il 90% delle vittime sono donne.

È la nuova frontiera della vendetta. Ed è in pericolosa ascesa. Il revenge porn (porno vendicativo) è diventato sempre più diffuso, soprattutto tra i cosiddetti ‘nativi digitali’, adolescenti e giovani adulti.

In pratica si tratta di pubblicare online foto e video degli ex amori in atteggiamenti intimi. E con un clic la reputazione della vittima è rovinata per sempre.

Non è però facile stabilire le dimensioni del fenomeno. In alcuni casi, infatti, le vittime rimangono ignare del materiale che circola sul web, in altri sono troppo spaventate per denunciare l’accaduto. E spesso le denunce finiscono nel mucchio, assieme a quelle per minacce o per violazione della privacy.

IL 90% DELLE VITTIME È DONNA.

Secondo l’associazione statunitense End revenge porn, cui si rivolgono le ‘vittime’, il fenomeno ha ormai raggiunto livelli allarmanti: il 10% delle storie d’amore si chiude con la minaccia da parte di uno dei due partner di pubblicare online foto o video compromettenti. E il 60% dà seguito alla minaccia.

Le statistiche sostengono che il 90% delle vittime è donna e che in quasi tutti i casi le ragazze sapevano di essere riprese, quando, addirittura, non hanno scattato le fotografie loro stesse come «pegno d’amore».

Le conseguenze per chi finisce alla gogna sono stress e depressione. Addirittura il 47% delle vittime ha avuto pensieri suicidi e quasi la metà ha subito episodi di stalking online.

LE FOTO INTIME SULLA RETE.

«Il momento in cui ti imbatti nella tua prima foto nuda in Rete è indelebile. Il tempo si ferma, da quell’istante niente sarà più come prima», ha spiegato Hollie, una delle tante vittime del revenge porn.

«Frequentavo il mio ragazzo da 10 anni, mi fidavo», le ha fatto eco Anisha. Che ricorda come, dopo la relazione il suo compagno abbia pubblicato le sue foto intime condendole con i link ai social network della ragazza, la cosa peggiore è quando «gente che conosci ti dà della poco di buono», oppure c’è chi addirittura dice: «Se l’è cercata».

Il fenomeno, però, non è diffuso solo negli Usa. Anche in Italia è in pericolosa ascesa. «Su 10 donne che si rivolgono a noi, almeno una accusa l’ex marito o l’ex fidanzato di aver pubblicato in Rete, o diffuso agli amici, video o immagini di nudi o di atti sessuali», spiega a Lettera43.it Teresa Manente, avvocato dell’associazione Differenza donna.

«Il fenomeno è particolarmente diffuso tra i ragazzini, a scopo di ricatto per evitare la fine della storia. E tra chi ci chiede aiuto ci sono molte minorenni».

FENOMENO TRA ADOLESCENTI.

Susanna Zaccaria, avvocato della Casa delle donne di Bologna, precisa che «più che a rovinare la reputazione, si punta a tenere legata la partner minacciando di mandare i filmati a parenti e amici»: «Abbiamo anche numerosi casi di adolescenti che spediscono i filmati ai compagni di classe – a storia in corso – semplicemente per vantarsi».

La differenza con gli Usa è che da noi la diffusione delle immagini è ancora contenuta. Ma i danni alle vittime sono ugualmente devastanti. Anche perché questa pratica è quasi sempre accompagnata da violenze di varia entità, stalking o ricatti.

MATERIALE INVIATO AI PARENTI.

«Abbiamo avuto il caso di un ragazzo pachistano che, abbandonato dalla fidanzatina, ha minacciato di far vedere tutto il suo ‘archivio’ al padre di lei, molto tradizionalista. Le conseguenze sarebbero state disastrose. Per fortuna la polizia postale ha bloccato tutto in tempo», racconta Zaccaria.

«Un altro episodio molto grave riguardava una coppia adulta, italiana. In quel caso la donna non sapeva nemmeno di essere stata filmata. Quando lei non ha ceduto alle minacce, credendo a un bluff, lui ha spedito il filmato a tutta la famiglia».

Per farsi un’idea della portata del revenge porn si può però dare un’occhiata ai siti dedicati specificatamente a queste ‘vendette hot’. IsAnyoneUp.com, il più famoso, ha raggiunto i 350 mila visitatori unici al giorno, anche se attualmente è chiuso. Texxxan.com, un altro sito piuttosto in voga ora sospeso, ne aveva circa 5 mila. I proprietari hanno avuto (o rischiano) condanne esemplari solo perché, oltre a sfruttare la sete di vendetta di ex fidanzati frustrati, avrebbero in un caso hackerato alcuni profili e nell’altro tentato di estorcere denaro alle vittime. Eppure punire gli ex partner non è così facile, specie se c’era il consenso iniziale su foto e video.

LESIONE DELLA PRIVACY.

In Italia, per fortuna, le cose sono diverse. Da noi si possono invocare le norme a tutela della privacy e se il protagonista non era consapevole di essere ripreso, scatta anche l’ipotesi di interferenza illecita nella vita privata, con pene fino ai quattro anni. E se si tratta di minorenni, l’accusa è di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.

«Le punizioni per chi fa una cosa del genere in Italia ci sono, su questo lato siamo coperti», spiega Manente. Ma il problema, come sempre è l’applicazione: «La polizia postale è abbastanza veloce, ma i tempi dei processi rimangono lunghi», chiarisce Zaccaria.

TEMPI LUNGHI DELLA GIUSTIZIA.

Poi in molti casi c’è il problema di bloccare la diffusione del materiale. Uno dei casi di revenge porn italiani più celebri riguarda una ragazzina di Perugia filmata dal compagno. Il video era finito sui siti peer to peer e scaricato su migliaia di computer. A processo iniziato ormai il danno era fatto: la diffusione era diventata inarrestabile.

Per cercare di mettere un freno a casi come questo, l’associazione End revenge porn ha lanciato due petizioni. Una limitata agli Usa, per uniformare le leggi locali e trasformare la pratica in un reato federale. L’altra di portata mondiale, per impedire che il materiale continui a rimbalzare tra i siti di vari Paesi.

TENERE ALTA L’ATTENZIONE.

C’è una soluzione per evitare di finire coinvolti nel revenge porn? «La cosa più ovvia», continua Zaccaria, «è non farsi riprendere. Ma quando si è all’inizio di una storia l’idea di limitare alcuni comportamenti per mancanza di fiducia è dura».

Dunque come fare? «Bisogna avere sempre la situazione sotto controllo: non essere succubi del partner, sapere sempre esattamente dov’è il materiale e rimanere vigili». Perché, è il ragionamento, «non si arriva a minacce e umiliazioni dal nulla, ci sono sempre segnali premonitori. In quel caso, meglio cancellare tutto prima che la situazione precipiti, non isolarsi e non cedere ai ricatti».

Con una consapevolezza: «In caso di rottura dolorosa o considerata ingiusta, se ci sono foto in giro è probabile che in qualche modo il partner proverà a usarle». (fonte)

Articolo su www.checkblacklist.it.

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