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Medico hi-tech usa tablet al posto dello stetoscopio

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Anche in Italia si sperimentano strumenti digitali per la diagnosi di un ampio ventaglio di patologie, da quelle cardiorespiratorie ai disturbi addominali, dai noduli tiroidei alla trombosi venosa

Camice bianco lungo, la borsa di pelle scura dalla caratteristica forma a bauletto e, al collo, un grosso stetoscopio sempre pronto all’uso. Eccola qui l’immagine del medico che, con un po’ di terrore, tutti si portano dietro fin da bambini. Ma che, adesso, rischia di cambiare per sempre con l’addio allo stetoscopio. Sì, dopo quasi due secoli, il classico strumento per auscultare gli organi interni è sulla via della pensione, sostituito, in molte malattie, dall’ecoscopio: un mini-ecografo, grande come uno smartphone o un tablet, che si infila in tasca e permette di eseguire gli esami in corsia, sul paziente a letto. Basta appoggiarlo sulla parte del corpo che si vuole indagare. Le informazioni registrate vengono poi visualizzate in tempo reale sul monitor del computer che emette gli esiti. E’ pratico e senza effetti collaterali. E segna un altro passo nell’evoluzione hi-tech della medicina. «Un percorso ormai inevitabile, anche se ci vorranno ancora alcuni anni prima che l’utilizzo di questo apparecchio di ultima generazione possa entrare a pieno regime» ammette il dottor Vincenzo Arienti, direttore della Medicina interna dell’ospedale Maggiore di Bologna.

Proprio questo è uno dei centri in cui è avvenuta la sperimentazione dell’ecografo tablet, utile per la diagnosi di un ampio ventaglio di patologie, da quelle cardiorespiratorie ai disturbi addominali, dai noduli tiroidei alla trombosi venosa. Nell’ambito della Società italiana di medicina interna (Simi), in totale sono 17 le strutture italiane in cui sono state organizzate delle lezioni per insegnare ai medici come utilizzarlo. Un’altra ventina tra cliniche e ospedali ha alle spalle un’esperienza che oscilla tra le duemila e le novemila ecografie l’anno eseguite con questo strumento ed è pronta a lanciare ulteriori corsi di formazione. Non basta. Ci sono Asl che hanno promosso l’ecoscopio anche tra i medici che lavorano sul territorio. Test che fanno dell’Italia uno dei paesi, assieme al Giappone, più avanzati al mondo nell’uso di questa tecnologia, come è stato confermato nel corso dell’ultimo congresso della Simi.

Un’occasione anche per fare il punto su modelli e costi. «Per questi strumenti si spendono poche migliaia di euro, nulla di paragonabile al valore per un ecografo tradizionale» spiega Arienti. «Ma ecoscopi ancora più semplici e a costi molto inferiori a quelli attuali sono in fase di studio e di commercializzazione» prosegue. Strumenti molto diversi, ben lontani da quello messo a punto nel 1816 dal francese René Laennec e per il cui utilizzo, come per ogni apparecchio hi-tech, sono richieste precise abilità. Da qui l’importanza di frequentare lezioni formative. Che, secondo l’esperto, andrebbero incentivate.

«Poiché l’ecografia è un esame estremamente operatore dipendente – spiega – è fondamentale assicurare formazione e competenza, sia nei corsi pre-laurea sia nelle specializzazioni e nei corsi post-universitari». Non solo. Affinare l’esecuzione e la lettura degli esami ecografici fin dal primo approccio con la professione aiuta a risparmiare tempo e denaro, con benefici per il paziente e meno costi a carico del Servizio sanitario nazionale. «Con l’ecoscopio, in particolare, viene stimata una riduzione delle spese delle persone fino al 70 per cento. Inoltre, lo strumento permette esiti rapidi che indirizzano velocemente verso la terapia più opportuna evitando farmaci e ricoveri inutili». (fonte)

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