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Ecco come difendersi dal furto d’identità su Facebook

Cosa fare per difendersi da un furto d’identità su Facebook? Per tentare insomma di rimediare a storie come quelle raccontate dalla giornalista Micaela Abbinante, a cui sono state rubate delle foto e utilizzate per popolare un profilo? Nel suo caso aperto con un nome diverso ma quasi sempre capita con lo stesso nome dell’utente violato. Una fotocopia perfetta.

Si tratta ovviamente di un reato noto come sostituzione di persona (art. 494 del Codice Penale), si può dunque sporgere querela alla Polizia Postale anche se il reato è perseguibile d’ufficio.

Ma come fare per difendersi da soli? Il primo passo dovrebbe essere rendersene conto, tentando per esempio di effettuare delle ricerche per nome o delle indagini inverse per le immagini utilizzate sui propri profili attraverso le funzionalità messe a disposizione da Google. Di solito sono quelle sfruttate nel profilo o quelle più appariscenti le immagini più sottratte in questi casi.

Facebook consente ovviamente di segnalare il profilo dell’impostore. Occorre cliccare sui tre puntini in alto a destra sul suo profilo e appunto selezionare “Segnala”, seguendo poi le istruzioni. Nel secondo passaggio, infatti, fra le voci disponibili c’è anche “Finge di essere me o qualcuno che conosco”. In seconda battuta occorre mobilitare i propri contatti sul profilo personale, chiedendo loro di fare lo stesso, cioè di segnalare quel profilo perché si sta sostituendo a noi, sta rubando le nostre immagini (che dovremmo sempre e comunque tenere riservate, in termini di privacy, agli amici, cercando di evitare tag fuori posto). Si tratta di pratiche ormai all’ordine del giorno e che si riesce a evitare con difficoltà. Solo una spunta blu di verifica è la vera salvezza ma Facebook la riserva a personaggi noti, cariche istituzionali, persone che lavorano nei media e nello spettacolo.

Se la procedura parte, Facebook dovrebbe mettersi in moto inviando al numero di cellulare un codice di verifica da riportare in una procedura di autenticazione a seguito della quale la piattaforma dovrebbe chiudere il falso account. Può essere utile, per velocizzare l’azione del social, inviare copia della querela e soprattutto conservare, nel corso del tempo, le “prove” del furto d’identità: non solo screenshot e stampate, spesso inutili qualora si arrivasse in tribunale. Vale la pena rivolgersi a un legale per salvare quei contenuti digitali secondo gli standard internazionali.

Un paio di anni fa si era mosso anche il Garante per la privacy, che aveva proposto la creazione di un sistema di banche dati integrato per incrociare tutte le informazioni personali inviate dagli utenti. Non se ne sono saputi gli sviluppi.

Ultimo consiglio: oltre le impostazioni per la riservatezza (da applicare anche e soprattutto alla foto profilo, quella principale), il filtro più importante sta proprio negli amici che si accettano nella propria cerchia. Spesso è aprendo le porte a contatti sconosciuti o poco chiari che si concede pieno accesso a quegli stessi contenuti (informazioni, foto, video e così via) che verranno poi riciclati per mettere in piedi alter ego fake. (fonte)

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