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Apple Watch, al suo interno le prove di un omicidio

Il caso risale a due anni fa, quasi tre, ma è arrivato a una svolta solo il mese scorso. Al centro della vicenda, in scena ad Adelaide, in Australia, c’è l’omicidio di una donna, la 57enne Myrna Nilsson, trovata senza vita nella lavanderia della sua casa.

Stando a quanto riportato dall’Abc la polizia, dopo due anni di indagini, avrebbe incriminato del fatto la nuora, la 28enne Caroline Dela Rose Nilsson. Nella prima fase dell’inchiesta la donna aveva spiegato alle forze dell’ordine e ai magistrati che un gruppo di uomini aveva fatto irruzione in casa e attaccato, uccidendola, la povera Myrna Nilsson. Dei fatti, tuttavia, Caroline non avrebbe visto nulla, legata e imbavagliata com’era in un altro locale dell’abitazione. Per gli inquirenti, però, la storia non reggerebbe: a incastrare la donna ci sarebbero infatti anche le informazioni raccolte dall’Apple Watch della vittima.

La procuratrice Carmen Matteo ha attinto ai dati dell’attività e del battito cardiaco dello smartwatch Apple indossato dalla vittima, secondo i quali l’attacco sarebbe avvenuto intorno alle 6:38 del pomeriggio e il decesso pochi minuti dopo, intorno alle 18:45. “Se così fosse, questi estremi contraddirebbero la versione dell’accusata che avrebbe raccontato di una colluttazione avvenuta all’esterno della lavanderia e durata una ventina di minuti” ha spiegato ai magistrati del tribunale di Adelaide. L’accusata avrebbe inoltre spiegato di essere riuscita a liberarsi non prima delle 10 di sera e di aver subito chiesto aiuto. Un margine di tempo troppo elevato necessario rispetto al momento dei fatti. Il giudice ha rifiutato la cauzione per la donna e fissato una nuova udienza il prossimo giugno.

Caroline Dela Rose Nilsson (a sinistra) accusata di omicidio e la vittima Myrna Nilsson

Non è ovviamente il primo caso in cui un dispositivo indossabile diventa un elemento utile per le indagini, specialmente per sciogliere casi di cronaca nera. Il più delle volte le informazioni raccolte servono a smentire la ricostruzione degli assassini – come avvenuto in Connecticut, Stati Uniti, lo scorso anno nel caso Richard Dabate, oppure in Germania con i dati raccolti direttamente da un iPhone – stabilendo come i momenti delle aggressioni e della cessazione di ogni attività fisica e cardiaca non corrispondano con le versioni di chi cerca di costruirsi un alibi. (fonte)

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