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Ministro Giustizia, Facebook deve rispondere dei contenuti che diffonde

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Che Facebook e gli altri social media abbiano acquisito un potere enorme nella relazione con l’opinione pubblica è ormai pacifico. Che siano stati, e saranno sempre di più, il luogo dove si formano e si deformano le opinioni lo è altrettanto. Che rispetto ai media tradizionali Facebook e i suoi fratelli siano molto meno controllati e controllabili è altrettanto evidente: non è soggetto alle leggi che limitano invece gli arbitri di tv e giornali, e soprattutto l’assunto del tycoon che guida Facebook e dei suoi emuli è che i contenuti non siano un problema suo, perché vengono prodotti dagli utenti e non da lui, che quindi non deve risponderne.

Cresciuti in totale libertà negli Usa, i social media stanno facendo però ora i conti col resto del mondo. Non sono neanche in partita in Cina, Russia, Corea e in genere negli altri paesi totalitari, dove se accettano le regole del regime, vivono; se no, vengono chiusi senza tanti complimenti. In Europa stanno, ed era ora, trovando un po’ di ostacoli.

L’Unione europea, per esempio, sta dando filo da torcere a Facebook sul piano antitrust, accusandola di aver sostanzialmente comprato Whatsapp per carpire molte informazioni riservate sul conto dei suoi utilizzatori: per quanto questa procedura sia destinata a perdersi probabilmente nel burocratese comunitario e se proprio andasse male a Zuckerberg gli comporterebbe una multa dell’1% del fatturato, che equivale a fargli il solletico, è un bene che il Tycoon non abbia requie sul fronte privacy, perché è proprio carpendo dati personali dei suoi utilizzatori che vive, contando sulla dabbenaggine di noi tutti che, pur di divertirci sul sito, riveliamo (non solo ai nostri amici) un’enormità di dati su quel che facciamo, che ci piace, che desideriamo, tanto da offrire il destro per perseguitarci con la pubblicità: quasi sempre inutile, peraltro, ma comunque invasiva e noiosa, e inarrestabile a meno di non uscire da Facebook!

Ma sulle responsabilità del «social» più forte del mondo anche il ministro italiano della giustizia, Andrea Orlando, ha detto qualcosa di serio: ha cioè preannunciato che al G7 proporrà una norma globale che imponga a Facebook di rispondere dei contenuti che ospita, perché ha tutti i mezzi tecnologici per saperlo e per bloccare quelli violenti, aggressivi e offensivi. Farà bene Orlando a mantenere il suo proposito, perché finora Zuckerberg è stato protetto dalla Casa Bianca ma con Trump non sarà più così, ora è più debole e bisogna profittarne per ridimensionarlo. Non che sia più cattivo di altri capitalisti, ma più di ogni altro è un monopolista, disprezza la privacy e se ne strafrega delle conseguenze dei contenuti del suo social. (fonte)

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