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Facebook, oltre a bufale vuole bloccare anche musica pirata

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Prima o poi doveva succedere. Con l’aumento della diffusione dei video, Facebook si trova a fronteggiare il problema della musica non autorizzata sul social network. Le case discografiche e le associazioni di categoria iniziano a fare la voce grossa e – a quanto riporta il Financial Times – le loro proteste non hanno lasciato insensibile Mark Zuckerberg. In un periodo già piuttosto turbolento a causa del problema delle «fake news», nel quartier generale del social network si vorrebbe evitare di entrare in un’altra tempesta mediatica (e legale).

La strada scelta da Facebook, secondo il giornale britannico, è simile a quella percorsa da YouTube con il suo Content ID: lo sviluppo cioè di un sistema che identifichi e rimuova i video che contengono musica non autorizzata. Oppure, ancora meglio, che li monetizzi. Nei suoi dieci anni di vita, il Content ID di YouTube ha portato due miliardi di dollari nelle casse dei proprietari dei diritti. Facebook è ancora ferma a zero e – dall’alto dei suoi (quasi) due miliardi di utenti – rappresenta un obiettivo ormai impossibile da ignorare per l’industria musicale. Una volta realizzato e messo in funzione il meccanismo di riconoscimento automatico, partirebbero le trattative per definire un accordo simile a quello in atto con YouTube (non a caso, nei mesi scorsi Facebook ha pubblicato un annuncio di lavoro per una figura professionale specializzata in musica e copyright).

Ma di quali brani non autorizzati stiamo parlando? Al momento, il pomo della discordia sono le cover registrate e caricate dagli utenti del social network. Prova ne è che a lamentarsi non è tanto il ramo discografico quanto quello editoriale dell’industria. In un articolo pubblicato a ottobre su Billboard, il presidente dell’associazione degli editori musicali americani David Israelite ha citato centinaia di video che hanno raccolto oltre 600 milioni di visualizzazioni su Facebook. Un piccolo campione «pubblico» di ciò che si nasconde nell’immenso giardino chiuso del social network, ha aggiunto Israelite. Contenuti protetti dalle opzioni di privacy del sistema, impossibili da monitorare dall’esterno, che potrebbero però essere raggiunti e neutralizzati dai segugi tecnologici automatici. Sempre che Facebook decida davvero di seguire quella strada.  (fonte)

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