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Cassazione, costringere qualcuno a cancellarsi da Facebook è stalking

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Chi, temendo per la propria incolumità, si cancella da Facebook, è vittima di stalking. Perseguitare una persona su Facebook, secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, la numero 55041 del 2016, configura il reato di stalking poiché dimostra in maniera inequivocabile il timore della vittima per la propria sicurezza.

Il reato di stalking si configura quando un soggetto perseguita un’altra persona fino al punto di provocargli uno stato di ansia continuo o uno stato di paura per la propria incolumità al punto di costringerlo a cambiare le proprie abitudini di vita quotidiana.

Una decisione drastica, come quella di cancellare il proprio profilo Facebook, ritengono i giudici della Suprema Corte, è una dimostrazione dello stato di ansia e paura che fa scattare il reato di stalking. La cancellazione del profilo personale da Facebook manifesta uno dei 3 effetti richiesti dal codice penale per la configurazione dello stalking: cambiamento delle proprie abitudini quotidiane per invasione della propria privacy. (fonte)

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